Storie Molto Serie è un ciclo in cui viene narrata la genesi delle grandi serie.

Per questo primo episodio allacciate le cinture e preparatevi a entrare nel New Jersey.

 

 

I Soprano è un crime drama trasmesso negli Stati Uniti da Hbo a partire dal 1999 e conclusosi nel 2007, dopo ottantasei episodi distribuiti lungo sei stagioni.

Il protagonista è Tony Soprano, boss della mafia italoamericana del New Jersey. Tony è il cuore della serie, la sua essenza insostituibile

Nel primo episodio inizia un percorso di psicoanalisi in seguito ad un attacco di panico, presupposto che ci dà occasione di intraprendere un vero e proprio viaggio nel mondo di un personaggio dagli infiniti strati di complessità.

Un uomo che non è esattamente l’incarnazione del concetto di virtù.

 

Ci vuole un vero antieroe

Tony è sposato con Carmela ed è padre di due figli, Meadow e Anthony Jr.

La sua vita domestica è caratterizzata da problemi che molte famiglie si trovano ad affrontare quotidianamente.

Ma Tony ha anche un’altra famiglia. La Famiglia, quella con la maiuscola.

Pur essendo un criminale pericoloso da cui una persona qualunque preferirebbe stare lontano milioni di anni luce, egli rappresenta il protagonista di uno show seguito da un pubblico televisivo finora poco avvezzo a eroi del genere.

Dove sta il trucco?

Forse nello sguardo che la serie concentra sull’umanità di Tony il gangster, sulle sue fragilità nascoste, sui problemi della sua vita famigliare.

Qualcosa del genere in tv non si era mai visto.

Tony è il primo grande antieroe della serialità televisiva americana, che spiana la strada a una generazione successiva di protagonisti problematici, all’interno dei quali abbondano le ombre.

Facciamo giusto qualche nome:

il Don Draper di Mad Men, il Vic Mackey di The Shield, il Walter White di Breaking Bad.

Una rivoluzione televisiva che inizia grazie a uno sceneggiatore che, se avesse potuto scegliere, per la televisione non avrebbe mai scritto.

Voleva diventare un autore cinematografico, lui.

Ladies and gentlemen, ecco David Chase.

 

Una lunga gavetta 

David Chase nasce nel 1945 a Mount Vernon e fino al 1999, anno in cui inizia la messa in onda de I Soprano, rimane un totale sconosciuto per l’utente televisivo medio, nonostante abbia scritto per tante serie importanti.

David è cresciuto con la fascinazione per il cinema come tanti ragazzi della sua generazione, venendo fulminato durante gli anni della high school dall’incontro con il grande cinema europeo.

In seguito alla visione delle opere di registi come Godard, Fellini e Polanski capisce che il cinema può essere qualcosa di personale. Quando, dopo l’università, decide di intraprendere la scuola di cinema a Stanford, è con quell’approccio che lui ha intenzione di scrivere i suoi futuri film.

David vuole fare cinema e, come tanti giovani con lo stesso sogno, si trasferisce a Los Angeles in cerca di fortuna.

Ma realizzare il sogno è davvero difficile, e passa diverso tempo senza riuscire a vendere i suoi soggetti, facendo qualche lavoretto per sbarcare il lunario.

Ottiene infine un lavoro su commissione tramite un produttore conosciuto durante la scuola di cinema. Si tratta di un soggetto per una serie televisiva di genere legal, un lavoro alimentare per un medium che non stima e per cui non immagina certo di dover lavorare troppo in futuro.

Grazie a questo ingaggio riesce a entrare nel sindacato degli sceneggiatori, per conto del quale, in seguito, parteciperà controvoglia a un picchetto durante il quale conoscerà Richard Playdon, sceneggiatore della serie Mission Impossible.

Playdon rimane impressionato favorevolmente dalla sua conoscenza e riesce a procurargli un ingaggio come scrittore per le serie Il Mago e Kolchak: the night stalker.

Quest’ultima ha per protagonista un giornalista di Chicago che ad ogni episodio viene coinvolto puntualmente in eventi soprannaturali e rappresenta il suo primo vero apprendistato.

La formazione da sceneggiatore televisivo continua con Agenzia Rockford, serie per la Nbc su un detective strampalato che vive in una roulotte sulla spiaggia di Malibu, prodotta da nient’altri che Stephen Playdell, uno dei più importanti e prolifici uomini di televisione dell’epoca, tra i cui prodotti spiccano serie famose anche presso il pubblico italiano come A-Team o Ralph Super Maxieroe. Playdell si riterrà sempre orgoglioso di aver saputo crescere e valorizzare presso la sua corte il futuro creatore de I Soprano.

Nel 1980 arriva il primo premio come autore.

Si tratta di un Emmy per il film televisivo Off The Minnesota Strip, la vicenda di una giovane che torna dai genitori in Minnesota dopo un
periodo passato a prostituirsi a New York.

Non esattamente la più allegra delle vicende.

Nonostante il riconoscimento appena ottenuto, David si sta facendo la fama nel settore di avere un carattere difficile e di scrivere storie troppo cupe.

Il suo desiderio di fare cinema continua a rimanere frustrato, ma lui prova a escogitare un trucco per dirottare il suo lavoro nel mondo della settima arte.

Scrive un episodio pilota dai contenuti palesemente troppo difficili per avere successo sul piccolo schermo, con il fine recondito di proporre ai produttori, in caso del mancato avvio della serie, un rilascio nella sale sotto forma di film autoconclusivo tramite l’aggiunta di nuove scene, secondo una prassi diffusa all’epoca.

Ovviamente accadrà l’inaspettato. L’episodio pilota verrà amato dai produttori, che preferiranno commissionargli una serie intera piuttosto che ricorrere alla sua strategia di emergenza.

A nulla serviranno le suppliche di Chase al suo agente per tirarlo fuori dalla situazione, ormai sfuggita al controllo.

Il titolo della serie è Quasi adulti, parla di una coppia il cui presente di crisi viene intervallato da flashback che ripercorrono la loro relazione dai primordi. Durante la prima stagione purtroppo arriverà la cancellazione a causa dei bassi ascolti.

Siamo nel 1988, I Soprano sono ancora lontani, e Chase continuerà a lavorare principalmente come autore per serie altrui, tra i quali due famosi prodotti dell’accoppiata Joshua Brand-John Falsey: Io volerò via e Un medico tra gli orsi.

Quest’ultimo prodotto, con le sue atmosfere surreali, gli dà modo di sperimentare con le sequenze oniriche, divenute poi uno degli elementi caratteristici de I Soprano.

 

Un concept che non si può rifiutare 

L’idea per la serie che gli cambierà la vita arriva nel 1995.

Un producer della sua stessa compagnia attende insieme a lui l’arrivo dell’ascensore. Prova a chiedere al nostro burbero sceneggiatore cosa ne pensi di fare una serie di mafia, una sorta di Il Padrino per la televisione.

A Chase inizialmente sembra un’idea stupida, priva di interesse, ma ormai gli si è conficcata in testa e sembra non abbandonarlo, crescendo, mutando in qualcosa di molto personale.

Annota su un foglio la premessa della storia da lui elaborata:

“un boss mafioso il cui più grande nemico è la madre, che della mafia non fa parte.”

Alla radice di questa idea c’è una componente autobiografica.

Norma Chase, sua madre, era una donna dal carattere complicato e scontroso, che chiunque abbia visto I Soprano avrà incontrato sotto le spoglie di Livia, magistralmente interpretata da Nancy Marchand, che dà vita a una villain tanto anomala quanto memorabile.

In una serie in cui l’analisi freudiana gioca un ruolo fondamentale non poteva che essere altrimenti.

L’idea viene proposta tramite pitch ai più grandi canali che trasmettevano serial all’epoca (ABC, NBC, Fox).

In risposta arrivano solo rifiuti.

Quando tutto sembra perduto arriva una proposta inattesa da Hbo.

All’epoca era un’emittente via cavo con poca esperienza nel mondo delle  serie, che aveva però iniziato a far vedere ciò di cui è capace con la serie carceraria Oz e stava iniziando a trasmettere Sex and the city.

Oggi il nome del canale viene istintivamente associato alla serialità televisiva di qualità, e I Soprano sarà il passo di maggior incisività nel percorso che la porteranno ad acquisire tanta autorevolezza.

Avviata la produzione del pilota, inizia la ricerca del cast.

 

Facce paisane 

Steve Van Zandt è la prima proposta di Chase alla produzione per il ruolo di Tony Soprano.

Una scelta strana, dato che non è un attore ma un musicista che ha suonato nella band di Bruce Springsteen, tuttavia il nostro lo ritiene adatto al ruolo di boss mafioso per via del suo aspetto.

La produzione non concorda, ma Steve Van Zandt entrerà comunque a far parte del cast fisso della serie.

Non nel ruolo di Tony, bensì di quello del suo fedele consigliere Silvio Dante.

James Gandolfini, un attore misconosciuto con qualche ruolo secondario in film crime come True Romance e Get Shorty, spunterà la dura selezione per il ruolo del protagonista, superando nomi all’epoca molto più quotati.

Per il ruolo di Carmela, la moglie di Tony, viene scelta Edie Falco, che veniva da un’altra serie Hbo, Oz.

Per entrambi negli anni seguenti pioverà un diluvio di riconoscimenti.

Per il ruolo della psicanalista, la dottoressa Melfi, invece verrà scelta Lorraine Bracco, che aveva recitato in Quei Bravi Ragazzi.

Si aggiungeranno al cast dell’episodio pilota Tony Sirico, Michael Imperioli, Robert Iler, Jamie Lynn-Sigler, Nancy Marchand, Drea De Matteo, Dominic Chianese e John Ventimiglia.

Come avrete notato, abbondano i cognomi italiani.

Senza trascurare che i principali punti di riferimento autoriali per Chase, che sarà anche regista dell’episodio pilota, sono Francis Ford Coppola e Martins Scorsese, coloro che meglio di tutti hanno saputo raccontare la società americana attraverso la Mafia.

La realizzazione del pilota inizia nell’agosto del 1997 e si conclude a ottobre.

Seguirà un lungo periodo di stasi. Nonostante l’ottimismo riguardo alle reazioni dei dirigenti ai primi screening interni, Chase teme che la Hbo non darà il via libera alla produzione di un’intera stagione e si prepara a chiedere i fondi per realizzare quarantacinque minuti di riprese aggiuntive in modo da poter realizzare un film conclusivo.

Le vecchie abitudini non muoiono mai.

A dicembre arriva per Chase, i suoi collaboratori e i suoi attori la telefonata dai piani alti: vogliono altri dodici episodi de I Soprano per realizzare una stagione completa.

 

Una writer’s room a cinque stelle

David Chase è l’ideatore del soggetto di serie e ne è stato lo showrunner per tutte e sei le sue stagioni.

Lo showrunner dirige le riunioni della writer’s room, la stanza in cui si riuniscono gli sceneggiatori per sviluppare la storia.

Il successo e la qualità della serie sono anche e soprattutto merito di questi omini fatati la cui esistenza è ignota alla stragrande maggioranza dell’audience.

Tra i tanti nomi eccellenti che hanno messo piede nella writer’s room de I Soprano ne vogliamo citare due in particolare.

Uno è Terence Winter.

Autore di parecchi tra gli episodi chiave, creerà nel 2010, sempre per Hbo, una serie che vede tra i produttori anche Martin Scorsese.

L’altro grande scrittore a cui vogliamo accennare è Matthew Weiner.

Matthew Weiner entra a far parte del team a partire dalla quinta stagione, dopo aver sottoposto come prova delle sue capacità la sceneggiatura di un pilota per una sua serie.

Quella serie verrà in seguito prodotta da AMC e andrà in onda a partire dal 2007.

 

Tutti pazzi per Tony 

Negli Stati Uniti la serie diventa rapidamente un fenomeno pop, Hbo registra cifre impensabili fino ad allora per una serie trasmessa sulla tv via cavo, e anche oggi, grazie alla presenza sul catalogo Hbo Max, il prodotto è tra i più visti e chiacchierati in rete.

Il 10 giugno 2007 venne trasmesso l’episodio finale “Made in America”.

La scena finale, di cui non riveleremo qui il contenuto, è creata a tavolino dal mefistofelico Chase per far parlare di sé a lungo.

Terminato il suo ruolo di showrunner, ha finalmente abbandonato la tanta odiata televisione ed è riuscito a scrivere e dirigere un film per le sale, Not Fade Away, uscito nel 2012.

Per anni ha rifiutato ogni proposta di tornare al mondo de I Soprano, capitolando solo di recente.

Nel 2021 è uscito infatti il film prequel ambientato a Newark nel 1967, I molti santi del New Jersey, da lui co-sceneggiato.

Il giovane Tony qui è interpretato da Michael Gandolfini, figlio del James attore protagonista della serie televisiva, che invece è morto nel 2013 a causa di un attacco di cuore.

Quello che a noi spettatori e fan rimane di lui è una colossale interpretazione, durata ottantasei episodi, nei panni di Tony Soprano, il primo degli antieroi della televisione americana