Storia di una serie "inguardabile"
Immaginate un prodotto di finzione pensato per la televisione russa di quasi trent’anni fa che possieda una scrittura e una regia tali da poter essere considerate all’avanguardia ancora oggi, in quella che viene definita l’epoca d’oro delle serie tv.
Immaginate una storia claustrofobica, ambientata in un museo di Mosca che espone esclusivamente le opere di una scultrice di cui nessuno conosce il volto e sulla quale, dicono, l’autore avrebbe proiettato la propria personalità.
Autore che, dopo la cancellazione della serie da parte dell’emittente a causa di controversie, è morto in un incendio nel tentativo, riuscito, di bruciare tutti gli appunti relativi alle puntate ancora da girare.
Immaginate dunque questa serie televisiva russa di una sola stagione, incompiuta, mandata in onda una volta sola, senza più essere ritrasmessa né distribuita commercialmente per supporti home video, la cui visione resta a tutt’oggi proibita in patria.
Immaginatela vividamente, creandone ogni particolare con precisione, perché ci sono forti probabilità che riuscirete a vederla solo con gli occhi della fantasia.
La prima volta volta che sentii parlare di Lo Sguardo di Medusa fu una domenica pomeriggio.
Quando il cellulare squillò stavo rovistando la mia collezione di Topolino, come solo i veri dandy sanno fare, alla ricerca della storia in cui Macchia Nera inserisce per sbadataggine il mantello nella lavatrice insieme ai bianchi.
Chi mi chiamava era il mio amico Effe (non si chiama davvero Effe).
Non lo sentivo da un pezzo, immerso com’era nelle sue dodicimila e trecentoventicinque attività intellettuali da cui tentava di trarre guadagno.
Per questo motivo ipotizzai che la sua fosse una qualche sorta di chiamata di lavoro. Non errai.
Dopo aver sbrigato i convenevoli, annunciò la sua assunzione in qualità di direttore presso una rivista in preparazione per il debutto nelle edicole, le cui tematiche principali erano il mistero e l’occulto.
Il titolo che avevano scelto era “Dietro il sipario”. A me quel nome faceva pensare piuttosto a un magazine sul mondo del teatro, ma tenni la considerazione per me.
<<Vendono ancora riviste mensili in edicola? >> chiesi io, mosso da sincera curiosità.
<<Non lo so.>> rispose lui, con il tono di chi sembra essere stato inevitabilmente contagiato dall’interrogativo appena posto. <<Però ne facciamo una.>>
Effe aveva pensato di ospitare una rubrica che parlasse di film e serie “maledetti”, e aveva proposto il mio nome all’editore in virtù della mia esperienza passata di filmaker.
Ricordava di avermi aiutato a realizzare un cortometraggio chiamato “Venuto dal profondo”, una pietra miliare dell’horror contemporaneo ambientato nel bagno della casa di mio zio Anselmo, anche attore protagonista nei panni di un esorcista alle prese con un demone annidatosi nel water.
<<L’avevi iscritto a quel grosso festival all’estero, no?>> mi chiese Effe, al telefono. <<Com’è andata? Non mi hai fatto sapere.>>
<<È stato proiettato.>>
<<Ah.>>
Effe rimase qualche secondo in silenzio, poi disse: <<Possedeva una grande forza artistica.>>
<<Assolutamente.>> concordai.
Passò allora a comunicarmi il compenso che l’editore mi avrebbe versato in qualità di collaboratore, risollevando la mia attenzione.
<<Non so molto di film e serie maledetti, ma potrei approfondire.>> dissi.
Lui chiarì di avere ricevuto dai piani alti indicazioni precise riguardo il soggetto del primo articolo.
<<Prima di entrare nello specifico, vorrei sapere se hai dimestichezza con il cinema russo.>> chiese la voce di Effe nel telefono <<Se conosci, che so, qualche opera di Sokurov o Tarkovskij.>>
<<Qualche anno fa ho visto I Guardiani della notte su Italia Uno. A tarda notte.>> risi per la ripetizione, ma non fui emulato dall’altra parte.
<<I Guardiani della notte?>> ripeté Effe, interrogativo.
<<Quello sui vampiri che combattono contro tizi con i superpoteri.>> dissi allora io.
<<Sembra interessante, lo recupererò.>> Non parlò per qualche secondo, presumo stesse appuntando il titolo, poi riprese. <<Dunque hai già esperienza con la cinematografia autoctona. Ottimo.>>
Quando gli chiesi di quale o film o serie di origine russa dovessi occuparmi, saltò fuori il nome famigerato, Lo Sguardo di Medusa.
A dire la verità, il titolo internazionale sarebbe “The Medusa’s Eyes”, ma quello originale (vi risparmio le parole in cirillico), tradotto nel modo giusto, è proprio quello: “Lo Sguardo di Medusa”.
<<Non conosco questa serie.>> Ammisi. <<La trovo su Netflix?>>
<<Non proprio.>> rispose Effe, divertito. <<Non ti anticipo nulla, fai le tue ricerche in rete, poi dimmi come hai intenzione di impostare l’articolo.>>
<<Ma è davvero una serie maledetta?>>
<< Anche troppo. Sei sicuro di volertene occupare?>>
Risi di cuore.
Se oggi mi rifacesse la domanda non riderei affatto.
“Ivan, uno studente d’arte squattrinato, rimane colpito dalla mostra dell’artista Sofja Nikolaevna ospitata in pianta stabile presso il Museo delle Anime Perdute a Mosca.
Vi sono soltanto statue di persone, provenienti dalle epoche storiche più disparate, immortalate in un momento di puro terrore, tra le quali Ivan riconosce una persona incontrata in città durante una notte di bagordi. Ossessionato dalla mostra, presto viene a conoscenza della leggenda dietro alla scultrice, nonché proprietaria del museo, nei cui sotterranei pare dimori. Secondo i più irreali tra i mormorii giunti al suo orecchio lei in realtà sarebbe Medusa, la creatura di cui si narra nei miti greci.
Desideroso di scoprire la verità, Ivan si intrufola nottetempo nell’edificio, dove le statue prendono vita e gli raccontano le loro storie.”
Questa è la sinossi reperibile in rete di Lo Sguardo di Medusa, i cui primi quattro episodi sono stati trasmessi da Channel One in Russia nel 1994.
La stagione completa ne avrebbe dovuto avere sei.
Quando la rete diede lo stop alla produzione erano in corso le riprese dell’ultimo episodio, mentre il quinto era ancora in fase di montaggio.
Pare che nelle ultime settimane la nazione avesse subito un aumento improvviso nella curva dei suicidi giovanili, con picchi inauditi durante le serate di trasmissione de Lo Sguardo.
Il regista e sceneggiatore Michail Brismkij non prese con sportività la cancellazione.
Alcuni stralci di sue interviste del periodo riportano invettive contro i dirigenti di rete, accusati di essere dei “censori incapaci di comprendere l’arte, pavidi caproni schiavi degli ancor più vili serpenti politici.”
Senza dubbio sono parole forti.
Brimskij morì poche settimane dopo lo stop della produzione, in un incendio domestico le cui dinamiche non sono ancora oggi chiare.
La voce più accreditata vuole che, in uno dei frequenti impeti di rabbia che lo invadevano ai tempi, avesse bruciato le sceneggiature e gli appunti inediti riguardo la serie dando origine, in maniera volontaria o meno, al grande fuoco di cui rimase vittima.
Un sito di matrice cospirazionista tiene a precisare che non sapremo mai la verità sulla sua morte perché “purtroppo […] tra i resti carbonizzati dell’abitazione non è stato trovato nessun biglietto d’addio leggibile.”
Ogni tanto ripenso a questo concetto. Un tale che provoca un incendio e lascia sul luogo un pezzo di carta su cui spiega il motivo. Lo trovo brillante.
Durante le mie ricerche ho trovato parecchi articoli che parlano di Lo Sguardo di Medusa. Spesso sono ospitati su siti per cinefili in lingua inglese, assai meno sono le pagine reperibili in lingua russa (e comprensibili con la traduzione automatica).
Tra i gli appassionati del mistero di tutto il mondo circola la leggenda di questa serie maledetta, ma nessun episodio è reperibile per la visione, nemmeno percorrendo i sentieri internettiani più scoscesi.
Al momento in cui scrivo su Youtube è visionabile lo spot televisivo della serie, caricato in maniera non ufficiale. Consiste in larga parte di una lunga inquadratura panoramica di una sala affollata di statue, inframmezzata da fotogrammi rapidissimi dei loro primi piani. Segue uno stacco sul volto pietrificato di Medusa la Gorgone, accompagnato da un annuncio dello speaker in voice over.
Le uniche parole che ho compreso di questo annuncio sono “Channel” e “One”, ma facendo uso della mia arguzia posso dedurre che dicesse qualcosa del genere: “Lo Sguardo di Medusa, prossimamente su Channel One.”
Dopo le prime ricognizioni nel web contattai Effe su Whatsapp riguardo il problema dell’irreperibilità della serie. Gli chiesi anche se ricordasse in quale numero di Topolino era stata pubblicata la storia di Macchia Nera che tanto mi ossessionava.
Effe propose di diffondere online qualche annuncio riguardante Lo Sguardo, magari sui forum e sui gruppi dedicati al cinema e alla serialità. Magari sarebbe saltato fuori qualche scoppiato in possesso di informazioni inedite di prima mano o, chi può dirlo, una copia in bassa qualità delle registrazioni dalla televisione russa. Magari con i sottotitoli in polacco.
Mi scrisse poi che non ricordava quella storia con Macchia Nera, e che aveva rivisto da poco il nostro cortometraggio sul tubo, trovandolo “di un’attualità sconcertante.”
Ringraziai, senza sapere cos’altro aggiungere.
Venuto dal Profondo è un cortometraggio del 2016 della durata di sedici minuti e quarantasei secondi.
Una persona vi ha ricoperto i ruoli di Regista, Direttore della fotografia, Montatore, Responsabile degli effetti speciali, Attore, Compositore della colonna sonora, Scenografo.
Se siete stati attenti fino ad ora avrete già indovinato il nome del colpevole.
L’ispirazione mi venne durante una lunga sosta al gabinetto. Ai tempi soffrivo di stitichezza ed esso era divenuto una meta ispiratrice di riflessioni profonde.
La storia vedeva un tale (io, anche nella finzione) recarsi alla toilette dopo un periodo di magra ed uscirne pochi minuti dopo terrorizzato. Aveva defecato un demone dell’inferno, e non restava altro che rivolgersi a un esorcista per liberare il water posseduto.
L’esorcista, il vero protagonista di Venuto dal Profondo, è interpretato dal grande zio Anselmo.
Era noto in famiglia e nei bar della zona per il suo istrionismo, quindi non poteva che essere il protagonista perfetto per un cortometraggio con certe caratteristiche (per “caratteristiche” intendo il budget pressoché inesistente; il suo compenso fu una cassa di Peroni).
Quando chiesi a zio Anselmo di partecipare nel ruolo di un esorcista, accettò con entusiasmo e disse di possedere già un abito da prete adatto al ruolo. Preferii non approfondirne la provenienza.
Venuto dal Profondo ha partecipato a vari eventi e sagre in Sardegna e nel resto d’Italia.
Fu persino selezionato al Festival del Cinema Esorcistico di Houston, Texas. Dato il tema dell’evento, presumo che i progetti pervenuti da tutto il mondo non fossero numerosi.
Galvanizzato dalla partecipazione della mia opera, seguii gli eventi del festival tramite gli account social, rimanendo interdetto quando, durante il terzo giorno di rassegna, venni a sapere di un guasto al proiettore che gettò il pubblico in sala nel caos.
Si pensò a un segnale da parte del Maligno, poco contento di quanto veniva rappresentato su schermo, pertanto gli organizzatori decisero di interrompere il festival e rinviarlo a data da destinarsi. Non ne seppi più nulla.
Venuto dal Profondo però era stato proiettato prima del fatto, segnando così il suo esordio internazionale.
Come suggerito da Effe, pubblicai su tutti i gruppi e forum che reputai adatti un messaggio in cui richiedevo informazioni e materiale inedito per il mio articolo su Lo Sguardo di Medusa.
Grazie alle risposte degli utenti venni a conoscenza di alcuni link fino a quel momento inesplorati,
riuscendo a raccogliere ulteriori dati sulla produzione della serie, anche se a volte erano imprecisi o contraddittori.
Stando alla mia ricostruzione, Channel One offrì la possibilità di realizzare una serie con totale libertà creativa al già citato Michail Brimskij, in quel periodo reduce dalla vittoria del Leone D’Oro al Festival di Venezia, con il fine non troppo recondito di replicare il fenomeno di Twin Peaks, la serie americana creata dal regista visionario David Lynch insieme allo sceneggiatore Mark Frost, grande successo di pubblico in Russia.
Brimskij era noto per la sua personalità vulcanica. Campione di scacchi in gioventù, quando seppe che anche Stanley Kubrick era un amante della disciplina lo sfidò a mezzo stampa al grido di “Potrà anche essere un regista migliore di me, ma sulla scacchiera non mi batterà mai.”
Da Kubrick non arrivò nessuna risposta, né si seppe mai se venne a conoscenza della sfida.
Le modalità narrative ed estetiche di Lo Sguardo di Medusa pare fossero molto sperimentali e in anticipo su tanta serialità dei decenni a venire. La visione degli episodi, a quanto si legge dai pochi commenti disponibili, conduceva a uno stato di ipnosi.
Il personaggio di Sofja Nikoalevna, la “Medusa”, non apparve mai nel corso dei quattro episodi mandati in onda. Probabilmente l’intenzione del regista era quella di non mostrarla fino all’ultima scena della prima stagione, in cui veniva messa in scena la tramutazione del giovane protagonista Ivan in statua, conseguentemente alla tanto bramata apparizione.
Da alcune dichiarazioni di Brimskij si evince che una seconda stagione, in caso di rinnovo, avrebbe parlato della ricerca dello scomparso Ivan da parte dei conoscenti, destinati a rimanere anch’essi prigionieri del Museo stregato.
Le anime perdute residenti nel museo non ricordano di avere mai visto Sofja Nikolaevna, né sanno perché sono diventate statue.
Parlano poco tra di loro, conducono esistenze oziose.
Ogni tanto qualcuno scappa dal museo, come nel caso del bevitore identificato da Ivan, ma presto ritorna in preda alla delusione.
Su uno dei forum invasi dal mio annuncio ricevetti un messaggio privato dall’utente Filo il CineFilo.
Ripresomi dallo svenimento conseguente alla lettura del nickname, lessi con interesse la proposta di incontrarci in privato alla discarica di Gonnosfanadiga.
Scrisse di avere del materiale scottante su Lo sguardo di Medusa, roba che neanche potevo immaginare. Dopo aver soppesato con cura ogni parola del messaggio per valutare la presenza di squilibri psichici o sottintesi sessuali, decisi di incontrarlo.
Da qui in avanti la vicenda diventa ancora più assurda, ma vi chiedo di prestare fede alle mie parole.
Quando incontrai alla discarica quell’ometto trasandato, munito di grossi occhiali da sole, bavero sollevato alla bocca e cappello ben calcato sul capo, che si presentò come Filo il CineFilo, chiesi spontaneamente: <<Filo sta per Filippo, giusto?>>
<<Non posso rivelarti il mio vero nome.>> rispose lui, chiaramente a disagio.
Raccontò di aver letto il mio, di nome, sul forum Cinepazzi Sardi e di essersi ricordato subito chi fossi. Aveva visto tre volte il mio cortometraggio, durante eventi differenti: due festival culturali a Cagliari e una rassegna di cortometraggi a Sassari, organizzata in concomitanza con una degustazione di ravioli locali.
<<I ravioli erano buoni, il corto meno.>> confessò.
Non era riuscito a farselo piacere a nessuna delle tre visioni, non ne apprezzava il “sottotesto politico”.
<<Per me l’arte e la politica dovrebbero rimanere separate.>> chiarì.
<<Ma scusa, dove ce la vedi la politica?.>>
<<Adesso fai lo gnorri, ma è palese che il demone è una metafora del socialismo.>>
<<Se lo dici tu, magari è così.>> ammisi.
Iniziò a guardarsi intorno con circospezione, poi infilò la mano nella giacca, estraendone una custodia per VHS nera, priva di etichette. Disse che conteneva il terzo episodio de Lo Sguardo di Medusa sottotitolato in slovacco. Non in polacco, a dispetto del pronostico di Effe.
Filo desiderava che io lo vedessi. Nonostante le grossolanità rappresentate nel mio cortometraggio, per lui possedevo la sensibilità giusta per capire un’opera riservata a pochi eletti e riferirne al grande pubblico. Feci per ribattere che dubitavo che la rivista sarebbe stata letta da un pubblico così grande, ma prima di riuscirci fui colpito alla testa da qualcuno alle mie spalle.
Da chi, non lo so ancora oggi.
Ricordo solo il buio che mi avvolse e le urla di Filo il CineFilo.
Un netturbino mi trovò dentro un bidone della spazzatura a Guspini, semi-dormiente e privato di cellulare e portafoglio.
<<Certo che voi riuscite a drogarvi in qualunque posto.”>> disse, dopo avermi svegliato con forti scossoni.
Gli spiegai di aver subito un agguato alla discarica di Gonnosfanadiga e di non sapere come fossi finito lì.
Lui scosse la testa e mi diede le indicazioni per raggiungere la caserma dei carabinieri, rifiutando la mia richiesta di un passaggio in camion con la motivazione di aver già effettuato quel tratto.
Mi recai dunque in caserma, dove raccontai la mia avventura.
Una volta ascoltata la deposizione, il carabiniere alla scrivania mi squadrò da cima a fondo con aria disgustata e, impacchettando una scatola invisibile con le mani, disse:<<E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata.>>
Con la mano mi fece cenno di levare le tende, e io, obbediente, mi sollevai con aria mesta mentre lui, fingendo di guardare altrove, aggiunse: <<Non sai quanto mi fanno incazzare quelli come te. Buttare la vita dietro a quella robaccia…”
Battei i pugni contro il petto e pronunciai la mia arringa di difesa: “Mi creda, non sono chi crede lei. Sono una persona tranquilla, io, un super nerd. A casa ho una collezione di minerali.”
Lui alzò gli occhi al cielo e disse: <<Sì, certo, dicono tutti così. I minerali.>>
Chiesi di effettuare una chiamata telefonica per rintracciare zio Anselmo in modo da avere un passaggio di ritorno.
Mio zio disse che me l’avrebbe fornito volentieri, promettendo di arrivare in meno di un baleno. Doveva solo terminare una commissione, aggiunse.
Arrivò cinque ore dopo.
Per ringraziarlo lo portai al bar e rivangammo insieme il periodo della realizzazione del nostro cortometraggio. Dopo il quarto bicchiere iniziò a recitare ad alta voce, affidandosi alla memoria, le battute della sceneggiatura.
Poi iniziò a improvvisarne altre, calandosi nel personaggio.
Il barista ci chiese con poca finezza di abbandonare il locale.
“Lo sguardo di Medusa” è sinonimo di guai per chiunque ci abbia avuto a che fare.
Poco dopo la morte del regista Brimskij, l’Oscura Signora sorrise anche all’attore che interpretò il protagonista Ivan, giovane allievo del regista alla scuola di cinema e teatro presso cui insegnava, e con cui pare intrattenesse un rapporto amoroso.
Secondo le autorità il giovane attore si sparò in testa, anche se non è mai stata ricostruita la provenienza della pistola.
Sul tavolo della cucina, nei pressi del cadavere, fu rinvenuto un biglietto che secondo alcuni siti web nasconderebbe un messaggio cifrato sui motivi di un probabile suicidio.
Le parole riportate erano le seguenti:
“Pane
Marmellata
Tovaglioli
Vino Bianco (due bottiglie)”
Gli altri membri del cast erano attori presi dalla strada, spesso creavano problemi alla troupe facendo baldoria sul set ed il regista chiedeva agli operatori di continuare a riprendere per conferire realismo alla narrazione filmica.
Pare che gran parte di quegli attori improvvisati oggi non sia in vita e che nessuno dei professionisti che lavorarono dietro la macchina da presa abbia mai voluto rivelare di aver preso parte alla serie dopo la cancellazione e i due presunti suicidi.
Non esiste nessuna pagina ufficiale dell’opera, neppure una scheda sull’Internet Movie Database.
Nel caso di Lo Sguardo di Medusa possiamo parlare di una vera serie fantasma.
Terminata la prima stesura del mio articolo, ne inviai una copia per e-mail ad Effe.
Dopo qualche giorno mi avvisò con un sintetico messaggio Whatsapp che la rivista era morta prima di nascere. Chiesi lumi sulle motivazioni, ma non rispose ai miei messaggi e neppure alle successive chiamate.
Dopo qualche giorno inviò un altro breve messaggio, spiegando che l’editore non aveva più a disposizione i fondi necessari per dare vita alla rivista. Scrissi <<Quindi non verrò pagato nemmeno per il lavoro consegnato?>>, aggiungendo una emoji che a mio parere esprimeva un sentimento a metà tra la perplessità e l’incazzatura.<<No, mi spiace. Puoi sempre riciclarla, però.>> rispondeva il suo messaggio.
Rimasi a fissare il muro per qualche minuto, poi ripresi in mano il cellulare e scrissi un altro messaggio.<<Senti, ho trovato una vecchia foto di scena inedita del nostro cortometraggio. Te la invio?>>
Lui rispose “Sì!!!!!!”, con sette punti esclamativi.
Gli inviai un primo piano del mio deretano, effettuato con la migliore illuminazione che riuscii a escogitare.
Non riesco ancora oggi a dare un senso a questo amalgama caotico di eventi e informazioni, così come non credo di poter ricavare qualche soldo dall’articolo che ho elaborato.
Ho pensato però di riciclarlo in questa versione come monito per chiunque dovesse avere la sciagurata idea di incrociare la propria strada con quella del serial russo a cui ho dedicato una quantità eccessiva di righe e sforzi.
Date retta a me, trovate altro da fare. È meglio che lo sguardo di Medusa si posi altrove.
E se avete qualche notizia di Filo il CineFilo, per favore fatemi sapere.