C’era una volta, ma a dirla tutta non è successo poi così tanto tempo fa, una bambina che aveva la brutta abitudine di sparire nel nulla.

Poi riappariva sempre, certo, ma nessuno poteva prevedere quando, e neppure dove.

Una volta sedeva nel suo banco di scuola e si trovava nel bel mezzo del compito di matematica, se proprio vogliamo essere sinceri un compito davvero ma davvero difficile, quand’ecco che PUF!, la nostra era sparita in una nuvola di fumo, come un prestigiatore ma senza il cappello e la bacchetta.

La videro ricomparire tre giorni dopo in una nuvola di fumo, una nuova, inutilizzata, mica la stessa di prima, al parco divertimenti nella periferia di un paese vicino. Il responsabile dell’autoscontro aveva dovuto interrompere le corse e chiamare il numero di telefono della mamma di quella strana bambina comparsa dal nulla, e la mamma di quella strana bambina è andata a prenderla in autobus, poiché la macchina l’aveva il papà che era in viaggio per lavoro e spesso si fermava per telefonare alla moglie e chiedere «Maristella è per caso ricomparsa?»

Ah, già, mi ero scordato di introdurvela come si deve. La nostra protagonista, la bambina che scompare nel nulla e poi riappare, si chiamava Maristella. Ora lo sapete.

Si chiama ancora così, non è poi passato tanto tempo.

Maristella come una protagonista di un’altra fiaba, una vecchia, che piaceva tanto alla mamma e per questo motivo aveva deciso di chiamarla così.

Però Maristella, la nostra Maristella, a chi le faceva notare che si chiamava come un personaggio delle fiabe tradizionali rispondeva sempre: « Sì, è così, ma io sono già protagonista della mia, di fiaba. Si chiama L’assenteista, leggetela che è molto bella.»

Quel soprannome molto strano, “assenteista”, le era stato dato dalla maestra di matematica, la stessa che prima l’aveva vista sparire dalla sua classe nel bel mezzo del compito, e che delle sue sparizioni ne aveva fin sopra i capelli, che erano ricci, sempre disordinati, molto neri ma in certi punti bianchi.

I suoi alunni la chiamavano maestra Sputoschifo, ma di questo soprannome ne parleremo tra non molto, prima ci soffermeremo su quello di Maristella. “Assenteista”, che strano termine. In classe nessuno ricordava di averlo sentito prima.

La maestra Sputoschifo aveva spiegato loro che si riferiva a una persona che non si presentava quando si trattava di adempiere al proprio dovere.

Come quella fastidiosissima assenteista della sua alunna.

Se andiamo davvero a controllare il numero di assenze segnate nel registro, in effetti Maristella ne contava parecchie più dei suoi compagni, e ciò era dovuto proprio alle sue incontrollabili sparizioni.

Il papà e la mamma cercavano sempre di spiegarlo alla maestra, se le chiamano incontrollabili vuol dire che queste sparizioni non possono essere controllate, né dalla bambina né da loro.

La maestra Sputoschifo rispondeva arrabbiata che, per quanto la bambina ottenesse sempre dei voti alti nei compiti che riusciva a consegnare, lei non poteva certo permettere che andasse alle scuole medie, dove non si accettano certo fenomeni del genere, e dagli scolari si pretende ormai una certa maturità, mica di scomparire e riapparire come se nulla fosse.

Era molto arrabbiata, e i ricci bianchi e neri si agitavano assumendo le forme di numeri e segni matematici.

C’erano un numero due in cima, un segno del più vicino alle orecchie, uno zero bianco arricciolato che pendeva sulla fronte…

In più, quando si arrabbiava la maestra Sputischifo parlava sputando.

Ecco perché i suoi alunni la chiamavano maestra Sputoschifo.

Dobbiamo aggiungere che quando era in classe si arrabbiava spesso.

Non aveva un bel carattere, la maestra Sputoschifo.

Una volta stava cercando spiegare le divisioni a quei zucconi del corso B (lei li chiamava zucconi, mica io. Io non li conoscevo neppure, quei poveri bambini), e aveva sputato talmente forte che uno studente al primo banco è stato travolto da una gigantesca onda di sputi, e aveva dovuto trascorrere il resto della settimana a letto con il raffreddore.

La Maestra Sputoschifo aveva deciso di studiare scientificamente le sparizioni della sua alunna assenteista. Aveva chiesto ai genitori date e coordinate di tutte le volte che la figlia era scomparsa e riapparsa in seguito altrove, oltre che tutte le cartelle e i fogli consegnati dai medici.

I coniugi le avevano spiegato di non poter conservare in casa proprio nessun pezzo di carta, perché il papà di Maristella fumava il sigaro e a volte dimenticava di spegnerlo, dando vita talvolta, senza volerlo, a qualche poco simpatico incendio.

Pertanto evitavano di tenere in casa carta, cartone, legna e materiali facilmente infiammabili.

Non avevano i documenti dell’ospedale, avevano detto alla maestra Sputoschifo, però ricordavano abbastanza bene tutto quello che aveva detto loro il dottore.

La scomparsite, egli aveva detto loro, non era considerata una vera malattia, perché per essa mica si muore o si soffre, piuttosto era da considerare come una condizione particolare, molto molto rara, che in quasi tutti i casi colpisce persone che hanno un nome che inizia per M e nel mezzo ha anche la lettera E, non importa dove.

Aveva poi chiesto loro se ricordavano casi simili in famiglia e loro avevano risposto di no.

Quando la maestra Sputoschifo era andata in biblioteca per fare ricerche sugli antenati di Maristella aveva però scoperto che c’era un’antenata di nome Michela, vissuta più di duecento anni fa, che aveva avuto anche lei la scomparsite.

«Ah, certo che lo sapevo quello.» aveva detto la mamma di Maristella alla maestra dopo che questa le aveva riferito la scoperta «Ma quando il dottore parlava di parenti mica pensavo a quelli vissuti duecento anni fa.»

A questo punto la maestra si era stancata di parlare con i genitori dell’assenteista e aveva deciso di interloquire direttamente con il dottore, che era un uomo di scienza come lei, che in effetti era una donna di scienza e non un uomo, ma tra uomini di scienza e donne di scienza ci si capisce alla perfezione.

Il dottore era un uomo altissimo, talmente alto che per vederlo in volto la maestra Sputoschifo doveva sollevare la faccia tenendo il mento orizzontale. Lui le aveva allora parlato della giovane paziente, però i due, quelle due persone di scienza, avevano difficoltà a capirsi perché il dottore, che pure era un medico geniale, non sapeva nulla di matematica.

«Ma come è possibile?» aveva detto la maestra «Un medico che non conosce i numeri?»

«Ero comunque il migliore del mio corso. Avevo voti altissimi, ma non vi so dire quali. Ah, le cifre!» aveva risposto lui. Poi ha iniziato a spiegarle in cosa consiste la scomparsite. «Ê una condizione molto rara, e non una malattia. Solitamente chi viene colpito è una persona il cui nome inizia con la lettera M e con una…»

«Sì, questo lo so già.» Lei l’aveva interrotto «E se tra i lettori c’è qualcuno che non lo sa, beh, vuol dire che non è stato attento e deve tornare indietro a rileggerselo. Ora mi spieghi meglio i sintomi.»

«Oh, questi variano molto a seconda del paziente. Abbiamo pochi casi documentati, il numero preciso ovviamente non lo so, perché io di numeri non capisco assolutamente nulla. Nel caso della nostra Maristella la sparizione avviene quando ella non ha voglia di trovarsi in una certa situazione, magari per rabbia o stuferia.»

La maestra Sputoschifo aveva evitato di dire al dottore che trovava poco scientifico il suo modo di parlare.

Quando poi lei gli aveva chiesto dati precisi sulla paziente il dottore altissimo aveva detto ancora una volta di non saper assolutamente niente di numeri.

La maestra Sputoschifo aveva iniziato allora a prendere nota personalmente di tutte le sparizioni della sua alunna, notando presto una cosa poco simpatica, ovvero che aumentavano durante le sue lezioni.

Continuava a non avere una gran voglia di promuovere Maristella, anche se correva il rischio di ritrovarsela come alunna per un altro anno, però moriva dal desiderio di estrapolare da lei una grande formula matematica in grado di controllarne le sparizioni.

Ci pensava talmente tanto che i capelli le erano diventati tutti bianchi, ed avevano tutti le forme di numeri, e parlava tutto il tempo arrabbiata. Quando il suo sputo si era infine esaurito il preside l’aveva costretta a farsi ricoverare in ospedale, dove gliene iniettavano ogni giorno di nuovo.

La sostituiva una nuova maestra chiamata Camilla, che non è un soprannome, perché i suoi alunni non gliene avevano trovato nessuno e pensavano che Camilla era un nome perfetto.

Anche a Maristella la nuova maestra piaceva tanto, e durante l’ora di matematica ora spariva molto meno.

L’anno scolastico era finito senza preoccupazioni e Maristella era stata promossa con il massimo dei voti.

I genitori però erano preoccupati che quella faccenda della scomparsite potesse creare problemi durante le scuole medie alla loro bambina, che intanto non voleva essere più chiamata bambina ma ragazzina.

Nei mesi estivi a Maristella era vietato di uscire, perché se conosceva nuovi posti allora poteva ricomparirvi dopo essere sparita, e le località dove cercarla aumentavano. La mamma non aveva certo voglia di prendere di nuovo il bus per andare in quel parco divertimenti con l’autoscontro.

Ne avevano parlato con il dottore, l’altissimo dottore, che aveva proposto loro di trovare un metodo per contrastare la voglia di scomparire della bambina. Magari un animale domestico, come le sue tartarughine marine, che a casa ne aveva un acquario pieno anche se non sapeva dire quante erano perché lui con i numeri proprio non ci sapeva fare.

Il papà di Maristella non voleva che l’animale fosse infiammabile, perché amava fumare i suoi sigari in santa pace, e allora la mamma aveva proposto di acquistare un cane pipistrello.

Un cane pipistrello è come un cane normale, ma con le ali da pipistrello.

Quello di Maristella era di un giallo scintillante, così lei aveva deciso di chiamarlo Lingotto. Poi ci aveva ripensato, perché aveva paura che qualcuno lo credesse davvero un lingotto d’oro e lo rubasse, ma ormai il nome era stato assegnato.

Lingotto era un cane pipistrello particolare, di quelli che volano via quando nessuno è nei paraggi.

Per questo motivo Maristella ha smesso di scomparire, e non ricordo altre sparizioni da quei giorni ad oggi, che sono passati alcuni anni, pochi, e non vuole più essere chiamata ragazzina ma ragazza, e ogni notte si sveglia più volte per controllare che Lingotto stia dormendo in tranquillità appeso al soffitto e non sia volato via.