Benvenuti a Storie Molto Serie, il racconto delle vicende dietro la creazione delle grandi serie televisive.
Per questo secondo episodio ci accingiamo a fare il nostro ingresso a Baltimora, nel Maryland.
Vi avverto, la nostra discussione verrà intercettata e registrata.
In The Wire, la serie poliziesca trasmessa da Hbo dal 2002 al 2008, le intercettazioni tramite microspie abbondano, tenendo fede al titolo.
È stata creata da David Simon, ex giornalista convertito alla scrittura di fiction televisiva, con l’apporto fondamentale di Ed Burns, autore e produttore con una lunga esperienza nelle forze dell’ordine.
Gli eventi che danno il via all’intreccio riecheggiano un caso affrontato da Burns come detective, quello di Little Melvin Williams, che nella finzione verrà trasfigurato nella figura di Avon Barksdale, invisibile signore della droga di Baltimora sulle cui tracce viene sguinzagliata una speciale unità operativa all’inizio della prima stagione.
Le puntate di The Wire sono avare di inseguimenti spettacolari o iperbolici duelli con armi da sparo, la regia ha un’impostazione volutamente spartana, con la macchina da presa che rimane spesso ferma per interi minuti, come se fosse un portale per collocare lo stesso spettatore dentro la realtà rappresentata, senza alcun filtro.
Simon, Burns e compagni mirano a rappresentare tanto le vite dei membri delle istituzioni quanto quelle dei criminali in tutto la loro grigia e cruda realtà. La trama poliziesca diventa un pretesto per disegnare un ritratto della società di Baltimora attraverso sessanta episodi distribuiti in cinque stagioni.
Prima dei lavori di David Simon l’unica rappresentazione cinematografica di una certa importanza della città era quella data da John Waters nei suoi film, ad esempio Pink Flamingos (1972), dalle atmosfere un pochino distanti da quelle di The Wire.
Il detective che detestava le autorità
Quando Ed Burns entra a far parte della polizia di Baltimora, nel 1970, ha ventiquattro anni e gli ronzano ancora nella testa le immagini della recente esperienza bellica in Vietnam.
Odiava i suoi superiori di allora e odia quelli di adesso, e neppure con i suoi colleghi si mostra troppo simpatico. Pare preferisca stare con i fedeli informatori, specie quelli provenienti dalle zone più disagiate.
Uno di loro è un tossico dalla memoria prodigiosa di nome Bubbles, come il personaggio di The Wire interpretato da Andre Royo.
Tra i tanti elementi della serie derivati dalla sua esperienza investigativa va fatta una menzione speciale per la scena cult in cui i detective Bunk e McNulty, arrivati sulla scena di un delitto, la esaminano dialogando per interi minuti usando solo la parola “fuck” e derivati.
Vette che neanche Shakespeare e i suoi pentametri giambici riescono a raggiungere.
Nei vent’anni passati come detective per la polizia di Baltimora Ed Burns si è occupato principalmente di omicidi e narcotraffico, e nel 1993 viene costretto al ritiro perché considerato un elemento scomodo.
Verrà poi contattato da un giornalista di cronaca nera che aveva conosciuto mentre era in servizio negli anni ’80, David Simon, per collaborare a un libro d’inchiesta sul traffico di droga nella loro città.
Il libro diventerà la serie Hbo The Corner, e spianerà ad entrambi la strada per realizzare The Wire come autori televisivi.
Ma facciamo un passo indietro.
Chi è David Simon?
Il giornalista che flirtava con lo storytelling
David Simon nasce nel 1960 ed è il più piccolo dei tre figli di una coppia di ebrei della middle class.
Una famiglia colta, di valori liberali, dove la politica era uno degli argomenti prediletti durante le gare di retorica al tavolo di cucina.
Durante queste amabili conversazioni tutti i membri della famiglia si massacravano verbalmente, ed è forse qui che ha origine l’aggressività dialettica che contraddistinguerà il David adulto come scrittore e giornalista.
Durante il periodo universitario, in cui studia giornalismo, è un giovane dall’atteggiamento punk che scrive divertenti articoli polemici per il giornale della scuola.
Terminato il periodo universitario diventa collaboratore freelance del Baltimore Sun, e presto i suoi testi iniziano ad essere notati per la qualità della scrittura, aprendogli le porte della redazione.
Al Baltimore Sun David Simon si occupa perlopiù di cronaca nera.
Ha oramai perduto la convinzione di poter cambiare il mondo con il giornalismo, però crede nell’importanza di far valere la propria voce, magari per semplice vanità, e vuole sempre essere il più attinente possibile alla realtà dei fatti.
Per elaborare i suoi pezzi lavora spesso al fianco dei poliziotti, rimanendo affascinato dall’ambiente: il cameratismo, il cinismo, le bevute goliardiche al termine del turno… non gli dispiacerebbe passare più tempo con loro!
Entra in congedo dal Baltimore Sun e ottiene un permesso per stare un anno a stretto contatto con la squadra omicidi sotto la bizzarra qualifica di “apprendista poliziotto”, in modo da ottenere materiale per il libro che ha appena promesso al suo editore.
Quel libro sarà Homicide, un reportage che ha come punto focale l’omicidio dell’undicenne Latonya Kim Wallace e descrive con perizia l’operato della Squadra Omicidi, i cui stessi componenti sembrano molto soddisfatti dei propri ritratti. Pare che quel giornalista impiccione sappia davvero come si racconta una storia di non fiction!
Dal libro verrà tratta una serie televisiva NBC che gli darà modo di sperimentare una forma di scrittura per lui sconosciuta, la sceneggiatura.
Lo showrunner della serie è Tom Fontana, e Simon viene inizialmente coinvolto come consulente, ma verrà poi convinto a sceneggiare un episodio insieme a David Mills, un amico giornalista conosciuto ai tempi dell’università.
L’episodio vincerà un Emmy Award e rappresenterà per entrambi l’ingresso ufficiale nel mondo della scrittura televisiva.
Simon intanto palesa malcontento per la situazione interna del Baltimore Sun dopo il cambio di caporedattore ad inizio anni ’90. Capisce di non essere più in grado di esprimere la sua voce e torna in congedo per scrivere un nuovo libro, The Corner, che si immagina come un reportage alla Homicide, ma raccontato dall’altro lato della barricata, quello degli spacciatori e dei drogati.
Negli anni ’80, lavorando per la cronaca nera, aveva fatto la conoscenza del detective Ed Burns, che pareva saperci fare meglio di chiunque altro con gli informatori provenienti da quegli ambienti. È lui la prima persona a cui pensa di chiedere aiuto per scrivere The Corner, durante la cui stesura verranno entrambi a contatto per un periodo di tempo prolungato con le realtà più degradate della città
Ne sarà tratta una serie Hbo, adattata dallo stesso Simon insieme a David Mills. Burns rimarrà escluso dalla produzione, ma verrà convocato presto dal socio per realizzare la pietra miliare delle loro carriere di autori.
Vedi Baltimora e poi muori
Ai tempi uno dei modi usuali per presentare in forma scritta un prodotto seriale ad un’emittente televisiva era la cosiddetta “bibbia di serie”.
Come ogni testo sacro che si rispetti, al suo interno devono essere contenuti la filosofia sottostante la storia e la descrizione del mondo in cui è ambientata.
Nel caso di The Wire, i dettagli e le dichiarazioni d’intenti nella bibbia di serie erano più che abbondanti. Il manoscritto presentato da Simon ad Hbo nel 2001 si sviluppa lungo ben settantanove pagine, una lunghezza fuori dal comune.
Nel corso del manoscritto elefantiaco afferma, tra le tante cose, di voler realizzare un’opera più vicina alla tragedia greca che ai classici show con poliziotti e criminali. I suoi eroi sono destinati a soccombere dinanzi al crudele Fato, che qui assume le sembianze di un mostro odiato e temuto da Simon e dal suo sodale Burns, entrambi progressisti fino al midollo. Il suo nome è Capitalismo.
Quello che si sono posti è un compito impegnativo, vogliono raccontare il Declino Dell’Impero Americano (mica robina!) facendo assurgere Baltimora a simbolo della intera civiltà statunitense contemporanea.
Ognuna delle cinque stagioni, nel portare avanti la storia, tratterà un’istituzione o un aspetto differente della città:
Prima Stagione: Traffico di droga
Seconda Stagione: Attività portuali
Terza Stagione: Burocrazia e amministrazione cittadina
Quarta Stagione: Sistema scolastico
Quinta Stagione: Giornalismo e media
La storia parte dalla caccia della squadra speciale all’irrintracciabile narcotrafficante Barksdale, ma lungo la strada ingloberà nel suo intricato dipanarsi un’infinità di personaggi e sottotrame, dando vita a un intreccio di complessità romanzesca, come non se ne erano mai visti prima di allora in tv.
Al momento della selezione il cast non contiene nomi di spicco, anche se tra di loro ci sarà chi avrà una carriera importante negli anni a venire.
Tra questi Dominic West, qui nei panni del detective piantagrane McNulty,
la cosa più vicina a un protagonista in questo racconto a più voci.
Idris Elba, un altro attore britannico, futura stella del cinema e della televisione, è qui nei panni di Stringer Bell, il braccio destro del misterioso Avon Barksdale.
Tra i tanti personaggi che abitano questo racconto corale quello più rappresentativo è senza dubbio Omar Little, mitologico criminale che deruba gli spacciatori, interpretato dal compianto Michael K. Williams.
Nei ruoli minori pullulano i non-attori. Persone che nella vita reale svolgono ruoli attinenti alle realtà rappresentate della serie.
Giornalisti, poliziotti, ex-criminali.
Tra di essi c’è niente meno che Little Melvin Williams, il signore della droga catturato da Burns negli anni ’80 in un caso che rappresenta la principale fonte d’ispirazione per la trama. Scontata la propria pena in carcere, comparirà nel corso della serie sotto le spoglie di un diacono desideroso di reinserire gli ex-detenuti in società.
Numerose sono le location cittadine utilizzate per le riprese in esterni, la ricerca del realismo è maniacale da parte di David Simon, che oltre a essere creatore della serie ne sarà showrunner per tutto il suo corso.
Oltre a lui e Burns, la writer’s room vanta degli autori di grosso calibro, tra cui il già citato David Mills e un altro vecchio collega del mondo della carta stampata di nome Rafael Alvarez, oltre alla presenza fondamentale di ben tre romanzieri di successo specializzati nel genere crime: George Pelecanos, Dennis Lehane e Richard Price.
L’episodio pilota scritto da Burns e Simon inizialmente non convince i dirigenti, che vogliono vedere alcuni episodi successivi per valutare come procedere nella produzione.
La storia si prende i suoi tempi, non vuole catturare lo spettatore da subito ma immergerlo lentamente nel suo mondo complesso, sfidandolo.
Lo show verrà lodato dalla critica ma avrà ascolti poco rilevanti e verrà snobbato dai grandi premi. Pur sentendo sopra di sé la spada di Damocle della possibile cancellazione con il procedere delle stagioni, riuscirà a chiudere e sviluppare organicamente il discorso che i suoi autori avevano prestabilito.
L’ultima stagione viene considerata la più debole, probabilmente a causa dell’abbandono della writer’s room da parte di Burns e del malcontento di Simon, che poco sopportava di vedere altri show dalle trame irreali e sensazionalistiche fare share molto più alti e collezionare premi.
La quinta stagione inoltre è focalizzata sui media e il giornalismo, e il rancore mai sopito dello showrunner verso il Baltimore Sun è troppo forte per impedirgli di lanciare frecciate su frecciate alla redazione attuale, non riuscendo a mantenere il distacco con cui aveva rappresentato e criticato le altre istituzioni.
Sicuramente il buon Simon non deve essere abbonato al quotidiano.
Dopo The Wire
Nonostante una quinta stagione sotto gli usuali standard qualitativi, The Wire rimane una serie amata visceralmente dai suoi fan, puntualmente inserita nelle classifiche delle serie meglio scritte di tutti i tempi, a tutt’oggi studiata e riverita da legioni di sceneggiatori o aspiranti tali.
David Simon è uno degli autori televisivi e showrunner più rispettati dalla critica. Tra i suoi lavori vi sono Treme (2010-2013), ambientata a New Orleans nel periodo successivo all’uragano Katrina, Show me a hero (2015), miniserie diretta da Paul Haggis con Oscar Isaac nei panni dell’ex-sindaco di Yonkers Nick Wasicksko, e The Deuce – La via del porno (2017-2019), che racconta la legalizzazione dell’industria dei film a luci rosse a New York negli anni ’70.
Non sono mancate nuove collaborazioni con Ed Burns , tra cui Generation Kill (2008) , adattamento di un libro del reporter Evan Wright, in cui Burns attinge ai ricordi della sua esperienza in Vietnam per raccontare il conflitto in Iraq.
Nel 2020 si sono cimentati nell’adattamento di un romanzo di Philp Roth, Il complotto contro l’America, mentre di recente è uscita per Hbo la loro ultima serie, We own this city, definita un seguito spirituale di The Wire.
L’ambientazione non poteva che essere Baltimora.
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